Chi pensa alla figura dell’avvocato immagina spesso un’aula di tribunale, ma il lavoro vero è molto più di questo. Un avvocato rappresenta e difende i propri assistiti in giudizio, certo, ma passa buona parte del tempo a offrire consulenza legale, a studiare casi, a scrivere atti che devono reggere davanti a un giudice.

Introduzione e figura professionale

Cosa fa un avvocato, in pratica? Legge contratti, valuta rischi, media tra le parti prima ancora che si arrivi in causa. È un mestiere che richiede solide capacità di argomentazione, conoscenza aggiornata delle norme e la capacità di spiegare questioni complesse a chi non ha una formazione giuridica. Capire questo è il primo passo per chi si domanda come diventare avvocati: il percorso di studi ha senso solo se sai quale professione ti aspetta alla fine.

Tra le competenze dell’avvocato, quella che conta più di tutte forse è proprio questa: tradurre il diritto in soluzioni concrete. E poi c’è la specializzazione. Le tipologie di avvocati sono diverse, dal civilista, penalista, amministrativista fino tributarista: ciascuna richiede un bagaglio tecnico diverso. Non è raro che un professionista si formi in una materia e poi, con gli anni, ne aggiunga un’altra. Ma su questo torneremo più avanti, perché prima serve capire da dove si parte.

Il percorso di studi: laurea in Giurisprudenza

La domanda “come si diventa avvocato” ha una risposta che non cambia da anni: si parte con la laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza, che prevede cinque anni di studio. Non ci sono scorciatoie, e chi promette percorsi più rapidi di solito sta vendendo qualcosa che non esiste. La laurea è condizione necessaria, ma da sola non basta: serve poi affrontare pratica ed esame di Stato, di cui parliamo tra poco.

Una cosa va detta chiara: non c’è un’età limite. Diventare avvocato a 40 anni, o anche più tardi, è del tutto normale, e il percorso non cambia rispetto a chi si laurea a 24 anni. Cambia semmai il contesto: chi studia da adulto spesso lavora, ha famiglia, ha meno tempo libero. Ed è qui che un ateneo telematico come Unicusano fa la differenza reale, perché permette di seguire lezioni e sostenere esami senza dover lasciare il lavoro o stravolgere la vita quotidiana. Non è un percorso “facilitato”, è solo organizzato in modo più compatibile con chi ha già altri impegni.

Chi si chiede come diventare avvocato penalista, in questa fase iniziale, deve sapere che la scelta della specializzazione arriva tipicamente dopo l’abilitazione, con la pratica in uno studio orientato al penale e con la formazione continua che la professione richiede. E poi c’è un altro traguardo, più avanti nella carriera: come si diventa avvocato cassazionista. Qui servono requisiti aggiuntivi, soprattutto anzianità di iscrizione all’albo, che vale la pena approfondire più avanti, quando parliamo degli sbocchi della professione.

La pratica forense

Dopo la laurea arriva la pratica forense: un tirocinio di 18 mesi, obbligatorio, da svolgere presso uno studio legale (o, in parte, presso uffici giudiziari). Serve a imparare quello che nessun manuale insegna davvero: come si gestisce un fascicolo, come si prepara un’udienza, come si comunica con un cliente in difficoltà. Ma che cos’è la pratica forense, di preciso, se non un periodo di apprendistato sul campo?

Il regolamento della pratica forense prevede che almeno sei mesi vadano svolti presso un avvocato iscritto all’ordine o presso l’Avvocatura dello Stato, mentre fino a dodici mesi possono essere fatti presso uffici giudiziari. La pratica forense avvocatura dello Stato, in particolare, è un’opzione che molti sottovalutano: si può svolgere lì l’intero tirocinio, ed è un percorso parallelo interessante per chi guarda già a uno sbocco nel pubblico.

C’è poi la pratica forense anticipata: chi è iscritto all’ultimo anno di Giurisprudenza può iniziare fino a sei mesi di tirocinio in concomitanza con gli studi, grazie a convenzioni tra università e ordini forensi. Non tutti gli atenei la offrono e le condizioni variano, quindi conviene sempre verificare i dettagli aggiornati sul sito del Consiglio Nazionale Forense o presso il proprio ordine territoriale, perché la normativa in questo campo si muove: anche nel 2026 sono arrivate novità importanti, come vedremo.

L’esame di abilitazione forense (aggiornato alla riforma 2026)

Qui il quadro è cambiato di recente, e vale la pena essere precisi. Con il decreto approvato nel giugno 2026, l’esame di abilitazione avvocato ha assunto una struttura nuova: una sessione annuale unica, con due prove scritte e una prova orale. Le prove scritte consistono nella redazione di un parere motivato e di un atto giudiziario, su una materia a scelta tra diritto civile, penale o amministrativo. Si svolgono in presenza, con la possibilità di usare i codici annotati con la giurisprudenza, una novità che segna un cambio di impostazione rispetto al passato, quando si usavano solo i codici “vergini”.

Per accedere all’orale serve raggiungere un punteggio minimo in ciascuna prova scritta; chi non lo raggiunge in una delle due non prosegue. La prova orale, poi, non è affatto una formalità: prevede l’illustrazione approfondita degli elaborati scritti, la soluzione di un caso pratico e una serie di domande su diritto sostanziale e processuale, oltre a temi di ordinamento forense. È un esame abilitazione forense pensato per verificare che il candidato sappia ragionare su casi concreti, non solo recitare norme a memoria.

Dato che la materia dell’esame di abilitazione alla professione forense è in evoluzione (i decreti attuativi definiscono ancora alcuni dettagli operativi) chi si sta preparando farebbe bene a controllare periodicamente le comunicazioni ufficiali del Ministero della Giustizia e del CNF.

Carriera forense: sbocchi oltre lo studio legale

Superato l’esame, la strada non finisce con l’apertura di uno studio in proprio. La carriera forense oggi offre molte direzioni. Si può entrare in studi legali strutturati, spesso di grandi dimensioni, dove si lavora in team su pratiche complesse. Si può diventare legale interno in azienda, dentro un ufficio legale o compliance, un ruolo sempre più richiesto man mano che le normative si complicano. C’è l’Avvocatura dello Stato come sbocco stabile per chi ha già fatto lì la pratica. E c’è, per chi ama la ricerca, la docenza universitaria dopo un dottorato.

Per chi punta più in alto nella libera professione, resta il traguardo del cassazionista: serve un’anzianità minima di iscrizione all’albo ordinario (attualmente fissata per legge) e il superamento di un esame specifico che abilita a patrocinare davanti alla Corte di Cassazione. Non è un passaggio automatico, richiede anni di esperienza sul campo prima ancora di potersi presentare.

Vale la pena ricordare, infine, che il lavoro di avvocato non è l’unica possibilità di chi si laurea in Giurisprudenza. La stessa laurea apre le porte al notariato, ai concorsi pubblici (magistratura compresa, anche se è un percorso del tutto distinto, tramite concorso), alla consulenza aziendale: sono tutti esempi di laurea giurisprudenza sbocchi e di avvocati e nuovi sbocchi professionali che vale la pena considerare. Gli avvocato sbocchi professionali insomma vanno ben oltre l’aula di tribunale e chi studia oggi, magari con un percorso flessibile come quello offerto da Unicusano, ha davanti più strade di quante ne immaginasse all’inizio.

Domande frequenti

Quanti anni servono per diventare avvocato?

Cinque anni di laurea in Giurisprudenza, 18 mesi di pratica forense e il superamento dell’esame di Stato. In totale, calcolando anche i tempi tecnici, si arriva a circa 7-8 anni dall’iscrizione all’università.

Si può diventare avvocati dopo i 40 anni?

Sì, non esiste alcun limite di età. Il percorso è identico a quello di chi si laurea più giovane, e le università telematiche rendono più semplice conciliare studio e lavoro.

Cosa cambia con la riforma dell’esame 2026?

La struttura passa a due prove scritte (parere e atto giudiziario) e una prova orale unica, in un’unica sessione annuale, con possibilità di usare i codici annotati.

Quanto dura la pratica forense e dove si può svolgere?

Dura 18 mesi. Si può fare presso uno studio legale, presso l’Avvocatura dello Stato, in parte presso uffici giudiziari o, per chi è all’ultimo anno di laurea, in forma anticipata.

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