Stai per iscriverti e vuoi sapere come funzionano i voti all’università? Il sistema universitario è molto diverso da quello scolastico. I voti universitari in Italia, infatti, vanno da 18 a 30.

Per farti capire meglio a quale valutazione corrisponde il voto di un esame, basta fare un semplice calcolo. Dovrai cioè dividere il voto da 18 a 30 per 3. Ti chiedi, per esempio, che voto è 20 all’università? Semplice, 20/3 corrisponde a 6,6. Se prendi cioè 20 a un esame, hai di poco superato la sufficienza. Ovviamente, si tratta di un calcolo approssimativo che serve solo a darti l’idea della corrispondenza tra voti universitari e voti scolastici.

Oltre al voto, all’università cambia anche il modo in cui si sostengono gli esami. Sapevi, per esempio, che esistono le cosiddette sessioni? Ogni anno accademico prevede tre diverse sessioni, in cui vengono fissati gli appelli degli esami.

La sessione invernale (prima) coincide con i mesi di gennaio e febbraio, quella estiva (seconda) con i mesi di giugno e luglio e quella autunnale (terza) con il mese di settembre. Questo significa che dovrai dare i tuoi esami nei tre periodi appena elencati.

Continua a leggere questa guida per sapere come funzionano i voti università.

Voti esami universitari: CFU e voti sono la stessa cosa?

Il voto degli esami all’università e i CFU sono due cose diverse.

Ogni esame all’università prevede un certo numero di CFU – Crediti formativi universitari. I crediti sono rappresentati da un numero, con cui si indica il carico di lavoro tradotto in ore e previsto per la preparazione di ogni singola materia.

Per lavoro si intendono le lezioni e lo studio individuale necessari a ciascuno studente per acquisire una padronanza tale dell’argomento da presentarsi davanti al docente e affrontare la prova scritta o orale. Un CFU corrisponde a 25 ore. Un esame da 9 CFU, per esempio, prevede uno studio pari a 225 ore.

Il voto dell’esame, invece, scaturisce dal giudizio personale del professore.

Esami università: come funzionano i giudizi dei docenti

I voti all’università sono importanti anche in vista della laurea. Perché? Il voto di laurea dipende anche dalla media dei voti ottenuti ai singoli esami.

É importante, quindi, studiare anche per avere un buon voto. Come abbiamo già detto, la votazione dipende dal giudizio dei docenti. Tranne il caso dei test a risposta multipla, in cui la votazione è più matematica e dipende al numero di risposte corrette.

Di solito, il giudizio non dipende solo dalla conoscenza della materia, ma anche dalla capacità di elaborare un discorso, di sostenere un ragionamento logico e di argomentare un punto di vista, quando richiesto.

Valutazione esami universitari: la scala dei voti

Se farai alcuni esami in un’università straniera, potrai fare riferimento al sistema ECTS per capire come avverrà il riconoscimento nel tuo ateneo italiano di partenza.

La scala ECTS (European Credit Transfer System), infatti, è stata creata per armonizzare i sistemi di valutazione accademica in Europa. Questo sistema facilita il riconoscimento dei crediti e delle valutazioni degli studenti che studiano all’estero, come nel caso del programma Erasmus. Funziona cioè come un meccanismo di conversione standardizzato e affidabile, permettendo una corrispondenza chiara tra i voti ottenuti in diverse istituzioni educative. 1 ECTS, infatti, corrisponde a un CFU. I voti di ciascun esame all’università, però, non sono in trentesimi come in Italia. La scala ECTS prevede le lettere: A, B, C, D, E ed F.

Cosa significa? I voti italiani sono questi:

  • Da 1 a 17: giudizio di “insufficiente” – F (fail) nella scala ECTS
  • Da 18 a 23: giudizio di “sufficiente” – E (sufficient) nella scala ECTS
  • Da 24 a 26: giudizio di “discreto” – D (satisfactory) nella scala ECTS
  • Da 27 a 28: giudizio di “buono” – C (good) nella scala ECTS
  • Da 29 a 30: giudizio di “ottimo” – B (very good) nella scala ECTS
  • Un punteggio di 30 con lode è classificato come “eccellente” – A (excellent) nella scala ECTS

Voti all’università: in cosa consiste la media? 

Quando ti presenterai davanti alla commissione per discutere la tua tesi, dovrai aver calcolato la tua media che costituisce il voto di partenza. Poniamo che la tua media sia pari a 100. I professori della commissione valuteranno tesi e discussione e ti assegneranno dei punti che andranno a sommarsi a quello iniziale. Di solito, si attribuiscono dai 3 ai 9 punti, con delle piccole differenze da ateneo ad ateneo. Se la commissione ti concede 4 punti per la tesi, il tuo voto di laurea corrisponderà a 104.

Come si calcola la media dei voti universitari?

Dovrai calcolare la media ponderata. Come fare? Moltiplichi il voto in trentesimi di ogni esame per il numero di CFU corrispondente a ciascuna materia. Sommi tutti i risultati delle moltiplicazioni e dividi il numero finale per i crediti totali:

 

voto esame 1 x crediti esame 1 + voto esame 2 x crediti esame 2 + voto esame 3 x crediti esame 3 … / numero crediti complessivo

 

Facciamo un piccolo esempio per spiegarti meglio. Poniamo che tu abbia dato tre esami e voglia calcolare la tua media:

 

  • esame 1: voto 26 – 6 CFU
  • esame 2: voto 30 – 9 CFU
  • esame 3: voto 25 – 9 CFU

 

Media ponderata:

 

[(26×6) + (30×9) + (25×9)] / 24 (crediti complessivi dei tre esami sostenuti) = (156 + 270 + 225) / 24 = 27, 1

 

La tua media è cioè del 27,1. Per calcolare il voto di laurea di partenza devi moltiplicare la tua media per 110, il voto di laurea massimo ottenibile, e dividere il risultato per 30 (punteggio massimo ottenibile per un esame universitario):

 

Media di laurea = (media ponderata x110) /30

 

Di solito questa media è normalizzata ai due decimali. Se la media ponderata dovesse essere del 27, il tuo voto di laurea sarà pari a 99, vale a dire il risultato di (27×110) /30.

Si possono rifiutare i voti all’università?

In linea di massima è possibile rifiutare un voto troppo basso. Se il professore ha intenzione di assegnarti il minimo e quel 18 va ad abbassare notevolmente la tua media, puoi decidere di rifiutare il voto e presentarti alla sessione successiva.

Non esiste una vera e propria regolamentazione in merito, ma le singole università fanno chiarezza sull’opzione del rifiuto nei propri regolamenti didattici.

Quante volte si può rifiutare un voto d’esame?

Di solito, si può rifiutare un voto una sola volta per singola materia. Ci sono, però, atenei che lasciano ai professori ampia discrezionalità sul numero di volte in cui uno studente può rifiutare un voto. Cosa significa? In queste università il docente ha la facoltà di consentirti di rifiutare più di una volta un voto troppo basso.

Ovviamente non esistono solo i casi in cui il voto è basso. Ci sono anche quelli in cui è il professore stesso a consigliarti di ripetere l’esame, rimandandoti all’appello successivo. Non si tratta di una vera e propria bocciatura, ma di una sorta di rimando. É raro che il professore registri la bocciatura sul libretto perché in quel caso sarai bloccato per un appello. Cosa significa? Ci sono degli atenei in cui viene applicato il cosiddetto salto d’appello. La preparazione cioè non è giudicata sufficiente per superare l’esame e il docente ti blocca per un appello. Ai fini dei voti universitari in Italia non succede nulla. Il salto d’appello non ti pregiudica niente. Puoi ripetere l’esame e prendere tranquillamente 30. Il tuo percorso universitario, però, finisce inesorabilmente per allungarsi, perché perderai del tempo aggiuntivo.

Non essendoci una vera e propria legislazione in merito ai rimandi e ai salti d’appello, è possibile rivolgersi al garante, che svolge un ruolo di vigilanza e opera nell’interesse degli studenti. Puoi rivolgerti a questa figura, infatti, per segnalare problemi, abusi, ritardi o situazioni di mancato rispetto dei termini stabiliti nel regolamento didattico.

Conviene rifiutare i voti all’università?

Conviene rifiutare o accettare tutti i voti all’università?

Il rifiuto del voto è una scelta molto personale. Se sei riuscito ad avere una media alta, sarebbe un peccato abbassarla. Prima di rifiutare un voto, però, valuta con calma una serie di aspetti, tra cui il tempo e la difficoltà della materia.

Rifiutare un voto all’università allunga per forza di cose i tempi. Dovrai capire cosa è andato storto, quali aspetti non hai approfondito a sufficienza, cosa ti è risultato poco chiaro e così via. Per preparare di nuovo quell’esame sarà cioè necessario del tempo aggiuntivo, che sottrarrai alle altre materie.

Puoi permetterti di investire quel tempo in più? Se sei a buon punto con gli esami, potresti rifiutare il voto e presentarti alla sessione successiva. Al contrario se la situazione non fosse così rosea, la soluzione migliore potrebbe essere quella di accettare il voto.

Prendi in considerazione anche la tipologia di esame, vale a dire il numero di CFU corrispondenti alla materia. C’è una certa differenza tra un brutto voto in un esame all’università da 6 CFU o da 12 CFU. Prima di rifiutare un voto basso, calcola con precisione di quanto si abbasserebbe la media. Solo dopo aver fatto questo piccolo calcolo, puoi prendere serenamente la tua decisione.

Prima di farlo, però, valuta bene anche la nuova sessione in cui dovrai ripetere la prova. Se la tua prossima sessione d’esame è già molto piena, aggiungere una prova ulteriore potrebbe essere una cattiva idea.

Come vedi prima di rifiutare un voto, bisogna prendere in considerazione diversi fattori.

Quando non accettare tutti i voti all’università

Ci sono delle situazioni specifiche in cui non ti conviene accettare tutti i voti all’università. Quali? Devi rifiutare un voto basso se sei uno studente di giurisprudenza e aspiri a fare il tirocinio negli uffici giudiziari. Per accedere al tirocinio, infatti, la legge prevede dei requisiti specifici. Secondo i D.Lgs. 44/2024 e D.Lgs. 45/2024, dovrai avere una media di almeno 27/30 negli esami di diritto oppure un voto di laurea corrispondente a 105/110.

Che voto è 27 all’università? Si tratta di un buon voto che, però, non ti basta se vuoi fare il tirocinio dopo la laurea. La media del 27, infatti, ti consente di partire da un voto di laurea di 99. Dovrai cioè ottenere almeno 6 punti per la tesi per poter arrivare a 105. In una situazione come questa appena descritta, il consiglio è di aumentare un pochino la media del 27 per poter essere sicuro di ottenere quel 105 che ti consente di fare il tirocinio negli uffici giudiziari.

Tipologia e durata degli esami universitari

La procedura dell’esame universitario varia in base alla tipologia dell’esame, che può essere scritto, orale, o una combinazione di entrambi. Le domande poste dai professori si basano sul programma del corso e sui testi di studio raccomandati.

Per gli studenti che frequentano regolarmente le lezioni, prepararsi all’esame è più agevole. Per gli studenti non frequentanti, invece, i docenti suggeriscono dei testi supplementari per integrare la preparazione.

Una delle domande che ci si pone spesso è anche la seguente: ma all’università gli esami durano molto? Gli scritti hanno una durata diversa a seconda del numero di prove. Gli orali, invece, durano in media 20 minuti. La durata degli esami orali è comunque discrezionale. I professori fanno qualche domanda in più solo quando sono incerti sul voto da dare. E questo vale sia in caso di brutto esame che di esame eccellente. É anche vero, però, che non ci può essere troppa discrepanza tra gli studenti. Non è possibile cioè porre a uno studente 10 domande e a un altro 2 domande soltanto. Il numero di domande dovrebbe cioè essere molto simile per tutti gli studenti.

 

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